Dalla sommità di un colle isolato, a ridosso dei colli orientali del Friuli, l’abbazia di Rosazzo veglia sui paesi sottostanti. La sua storia millenaria ha origini poco definite, lasciando così spazio alle leggende popolari che narrano della sua fondazione. Si racconta infatti di un eremita, che nell’anno ‘800 si fermò in questi luoghi di contemplazione e vi fondò un oratorio; l’afflusso di molte persone di fede portò in seguito alla costruzione di un monastero gestito dai Canonici di Sant’Agostino, mentre è da collocare presumibilmente attorno l’anno 1070 l’edificazione della chiesa dedicata a San Pietro Apostolo. L’intreccio di genti e popoli fu fondamentale per lo sviluppo del luogo, e fu grazie alla famiglia Eppenstein di Carinzia che la badia si consolidò nel suo ruolo e accrebbe il suo prestigio.
Nel 1091 venne introdotta la regola Benedettina e proprio dalla Carinzia arrivarono i primi monaci. Nel corso del XIII secolo l’abbazia era al suo massimo splendore, sotto la diretta protezione della Santa Sede, quando nel 1323 un gravissimo incendio distrusse tutti i documenti. Nei secoli a seguire i territori su cui sorge l’abbazia furono soggetti a molti sconvolgimenti, tra cui diverse guerre; questo portò i monaci Benedettini a lasciare il luogo, il quale subì il degrado a rocca difensiva per i territori adiacenti. Nel 1509 un secondo incendio completò l’opera di rovina e bisognò attendere altri vent’anni prima di una vera rinascita in senso religioso. In tempi più recenti l’abbazia di Rosazzo subì le conseguenze del terremoto che nel 1976 colpì il Friuli; fu per merito di mons. Alfredo Battisti, arcivescovo emerito di Udine, se questi luoghi sono tornati ad esercitare la loro attrattiva, rendendo nuovamente l’abbazia un centro spirituale e culturale di prestigio.
Su questo colle circondato dalla tranquillità dei vigneti opera oggi la Fondazione Abbazia di Rosazzo, che gestisce gli spazi dedicati alla preghiera, organizza convegni e mostre e tramanda l’importanza del luogo valorizzandone le bellezze; in questa ottica, di grande pregio è stata l’introduzione delle piantagioni di rosai moderni ed antichi lungo il perimetro del complesso edilizio, che durante la primavera regalano scorci di paesaggio stupendi. Di notevole importanza risulta essere anche la cantina dell’abbazia, la cui origine risale al tempo in cui i monaci Benedettini introdussero la coltivazione dell’ulivo e della vite, attorno al 1200. Nei vigneti che circondano il colle vengono oggi coltivate uve pregiate che danno origine a vini di qualità, che si prendono il lusso di invecchiare nella più antica cantina del Friuli, visitabile previo appuntamento.
L’abbazia di Rosazzo dista dalla Casa del bambù 22 km. ed è raggiungibile, in auto, in circa mezz’ora.
Link al sito ufficiale : Abbazia di Rosazzo
Indicazioni stradali: Google Maps
